Arrivo!

Arrivo!

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«Arrivo!».

Chi parla e a chi?

All’inizio è solo una voce che si muove, arriva da tanto lontano che ancora non esiste. Pagina dopo pagina iniziamo a conoscerla attraverso metafore e segni: un granello di sabbia, un battito, un sapore dolce, un’albicocca. Finalmente una foto! È una bambina, parla da dentro la pancia fino al suo primo viaggio all’aria aperta, faccia a faccia con la nuova famiglia. Papà e mamma non sono il primo assaggio di mondo, ma lo sguardo capovolto di un fratello che studia la situazione.

«Arrivo!» sembra voler dire, «non ti spaventare se diventiamo tanti, se non sei più il centro di ogni attenzione, mi servono i tuoi occhi per sentire fin da subito che il mondo è grande, stammi vicino perché insieme possiamo essere fratelli, alleati, esploratori».

È una voce diretta, lineare, alla stessa altezza. Non c’è una voce esterna che racconta il cambiamento, non si ascolta una mamma che spiega la nascita, né un bambino più grande che cerca soluzioni a una sorpresa sconvolgente, i tre punti di vista dominanti nella letteratura illustrata per l’infanzia sul tema.

È una voce amica.

Nella dimensione biografica, così cara all’autrice Aurore Petite che aveva esordito alla prima gravidanza con Una mamma è una casa, si srotola la linea del tempo che aiuta a percepire con i sensi una presenza e sentirla vicina con il cuore. Dalla copertina si apre un poster: nello spazio di un cerchio fratello e sorella giocano insieme. Così il viaggio della vita inizia giocando.