Luigi Meneghello apprendista italiano - Becco Giallo

Luigi Meneghello apprendista italiano - Becco Giallo

€ 21,00Prezzo

«Eravamo di nuovo una dozzina, nove fissi e due o tre aggregati saltuari [...] C'era più grammatica tra noi, più sintassi, più eloquenza, più dialettica, più scienze naturali pure e applicate che in ogni altra squadra partigiana dal tempo dei Maccabei.» . . «Possedevamo una nostra tecnica, non ci sentivamo più apprendisti, ma maestri in proprio, gelosamente indipendenti da ogni scuola, rigorosi, esigenti. I comunisti sparavano di più, e guastavano con mano più pesante; ma noi avevamo il vivo senso delle conseguenze dei guasti e degli spari. [...] Loro avevano comandanti e commissari già sposati a una dottrina generale sull'uomo, e la società, e la guerra in genere, e questa in specie; avevano alle spalle tutto l'impianto del comunismo internazionale, che è certo uno degli impianti più impressionanti del mondo (però non l'avevano mica fatto loro). Noi non avevamo niente: dovevamo giustificarci ogni più modesta esplosione, ogni più piccola morte.» . . «Arcigni nei concetti di fondo, garbati e quasi soavi nella fattispecie. [...] Queste erano le intenzioni: in pratica poi, non rompevamo molto, non spaventavamo che mediocremente e non assassinavamo quasi nulla; un gruppo di artigiani-artisti, dalla produzione severamente limitata, e con un forte senso di autonomia professionale e personale.» . . «Credo che siamo stati gli unici, in tutta la zona, a rifiutare fino in fondo di assumere nomi di battaglia. L'utilità ci pareva dubbia, e come fatto di stile ci ripugnava. L'arcadia dei nomi è antica malattia italiana. [...] Così in mezzo a Tigre, Incendio, Saetta, restammo Mario, Severino, Bruno. [...] Mentre russi e alleati tiravano il collo al nazismo, noi cercavamo almeno di tirarlo alla retorica.»

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