Descrizione
Tra le generazioni razzializzate discendenti dall’immigrazione, nelle province e nelle periferie, tra le classi subalterne urbane, e nella gioventù che si mobilita per giustizia sociale e diritti, lo stato identifica solo minacce alla sopravvivenza del sistema. Su di loro la repressione: aggressioni, arresti e uccisioni. Il potere istituzionale, facendo leva sull’amore filiale, prova a strumentalizzare le madri – le stesse su cui scarica la responsabilità della cura e della riproduzione sociale – chiedendo loro di far da «cuscinetto» e spingere la prole in rivolta a restare a casa per non rischiare la vita, inducendole a essere uno strumento di pacificazione sociale. Ma chi ama le proprie creature non può piegarsi a questo ricatto e invece di frenarle deve agire per loro: è dall’autorganizzazione che si dispiegherà la potenza delle madri. Per Fatima Ouassak, sono il nuovo soggetto rivoluzionario: un’alternativa politica che parte dai quartieri popolari, dalle comunità che li abitano, e lotta per un futuro migliore. Fare della scuola un luogo di emancipazione e dignità, e non di riproduzione di disuguaglianze e ghettizzazione. Rivendicare diritti, salute e sanità pubblica, contro ogni violenza ostetrica o medicalizzazione eurocentrica delle diverse abitudini sociali. Ripensare in un’ottica ecologista i servizi e i territori. Adottare una prospettiva femminista e di classe per evitare che donne borghesi scarichino le proprie fatiche su altre donne non bianche. Salvaguardare la trasmissione culturale familiare in chiave anticoloniale. Rifiutare le logiche capitaliste che annientano natura e umanità. Tutto questo per allargare il campo dei possibili, per sé e le proprie creature. «Chi potrà fermare delle madri organizzate che lottano per i propri figli?».



