Mandragola bookclub è un appuntamento mensile, dal vivo, curato da Francesca Coin, sociologa e scrittrice. Insieme vogliamo costruire una cassetta degli attrezzi per capire il presente, scovarne gli arcani, e creare gli anticorpi che ci servono per cambiarlo. In passato, le streghe usavano i frutti e le foglie di mandragola per creare pozioni e unguenti con i quali propiziare la terra e allontanare gli spiriti maligni. Questo gruppo di lettura è la nostra brughiera, uno spazio di scambio aperto, dove discutere di temi diversi, come antirazzismo, clima, arte, transfemminismo, classe, antifascismo, per trovare la formula della pozione magica che, proprio come la cosiddetta erba di Circe, abbia l’effetto di farci sollevare da terra per avere una visione di insieme, risvegli i desideri e ci aiuti a liberarci dai demoni che infestano il nostro tempo e le nostre coscienze.
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Libro del mese
Topologia della violenza
Il punto di partenza dell’analisi che Byung-Chul Han sviluppa in questo saggio è la natura proteiforme della violenza: cambia aspetto, si adatta alla logica e alle modalità del contesto socio-politico in cui si sviluppa e, soprattutto, agisce anche laddove sembra essere sparita. L’esame parte dalla violenza nelle sue manifestazioni macrofisiche: quella del sangue e del sacrificio, del sovrano sul sottoposto, quella senza sangue delle camere a gas, quella del linguaggio offensivo. In questo senso essa è espressione di un “eccesso di negatività”: è infatti possibile esclusivamente dove c’è antitesi, tensione bipolare tra un Ego e un Alter, un Interno e un Esterno. Nell’epoca odierna, con la progressiva “positivizzazione della società” – ovvero lo smantellamento della negatività e della contrapposizione e l’appiattimento delle differenze – anche la violenza sembra svanire, almeno nelle sue forme tangibili, corporee. Ma quello a cui assistiamo, sostiene il filosofo, è in realtà un suo trasferimento sul piano psichico, all’interno del soggetto. È, quella odierna, una violenza microfisica, un pericoloso “eccesso di positività” che si manifesta “in termini di sovrapprestazione, sovrapproduzione e sovracomunicazione, iperattenzione e iperattività”, fondendosi e confondendosi con la sua controparte: la libertà. Nella società della prestazione il soggetto, formalmente libero, è vittima di se stesso e delle pulsioni che ha introiettato. “La storia della violenza giunge a compimento in questa coincidenza tra carnefice e vittima, tra signore e servo, tra libertà e violenza”.
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