Descrizione
La testardaggine dello scrivano Bartleby di Melville, evocata nel titolo in modo rovesciato, costituisce il filo conduttore del libro: a esservi testardamente affermata è la vocazione della conoscenza, della ricerca e della riflessione a cercare il possibile. Nella prima parte il libro dà conto della potenza distruttiva di un (dis)ordine sociale autoritario che impone il doppio legame della necessità e dell’insicurezza, assoggetta le infrastrutture fondamentali della vita sociale all’imperativo della redditività sempre e comunque, e decreta la fine della cura. Opporsi alla distruzione appare tanto sacrosanto quanto vano. Invece, sulle macerie del welfare si moltiplicano intelligenze e pratiche per ricomporne i pezzi, inventando combinazioni inedite per costruire daccapo nuovi contesti nei quali la vita sociale torna a essere abitabile in modi diversi e con energie insospettate. Queste ultime sono pur sempre orientate in direzione ostinata e contraria, ma imboccano strade laterali per dire e fare «altrimenti». Riaprendo così l’orizzonte e insegnandoci a vedere il possibile.




