Descrizione
La definizione di Energia H2O è mutevole quanto l’acqua. Intanto perché è energia di diversi tipi: dissipata o in carica, potenziale o a piena disposizione. Perduta nostro malgrado, spesso dai nostri ecosistemi sotto assedio, o investita: nell’azione, per conservare un equilibrio, per governare sistemi complessi. È energia che innerva e genera innovazioni tecnologiche. È, anche, energia sociale: quella imprigionata e svilita dei giovani sempre più affetti da disagi psicologici, o liberata dalla creatività: utilizzata per tracciare percorsi originali e ideare nuovi paradigmi, o frammenti di essi. È l’energia della conoscenza e le virtuose conseguenze del suo entrare in circolo nel corpo della società, attraverso gli individui che la usano per innescare e modellare un apprendimento sempre più necessario. È l’energia del Pianeta e le risposte alle sfide biologiche, geologiche, scientifiche, metafisiche, umane che essa alimenta.
All’inizio c’era “Equilibri”, la rivista che per 25 anni la Fondazione Eni Enrico Mattei ha pubblicato con Il Mulino (1997-2022). Il primo numero uscì sul finire del Novecento, con lo sguardo rivolto al secolo che si apriva. Il sottotitolo metteva a fuoco il suo ambito di riflessione e d’intervento: “Rivista per lo Sviluppo Sostenibile”. Concetto, quest’ultimo, analizzato nei suoi molteplici aspetti e nelle sue implicazioni economiche, oltre che politiche e sociali. In continuità con il formato cartaceo, nel 2022 abbiamo deciso di trasformare “Equilibri” in uno strumento più agile, più presente: una “rivista permanente” grazie alle nuove modalità di comunicazione permesse dalle tecnologie digitali. Questa svolta della rivista – che è diventata ora “Equilibri Magazine” – è dovuta alla consapevolezza che, grazie alla comunicazione digitale, potevamo raggiungere un pubblico di lettori più ampio e, soprattutto, più giovane. Un pubblico interessato a comprendere le traiettorie e le dinamiche che ci stanno traghettando verso il 2050, una data simbolo entro la quale è necessario agire per contenere i danni di una crescita che si vuole illimitata. “Equilibri Magazine” è un luogo d’incontri intergenerazionale per lettori consapevoli di doversi “adattare” a grande velocità a un mondo che sperimenta cambiamenti molto simili a quelli che caratterizzarono la fine del mondo antico e il Rinascimento. Un vero passaggio d’epoca, quello che si presenta davanti a noi. Una capriola in avanti: dobbiamo reinventare tutto quello che ci aspetta. A complemento della rivista digitale abbiamo pensato di offrire ogni anno, ai nostri lettori e a quelli che arriveranno, uno strumento più tradizionale e più scanzonato: un “Almanacco” che accoglie alcuni contributi già apparsi su “Equilibri Magazine” e tanti nuovi di approfondimento o che esplorano insoliti percorsi.
Questo è il terzo “Almanacco” di “Equilibri Magazine”. Il Lettore può iniziare dall’indice, lasciarsi guidare dall’attrazione di un titolo, dal timbro di una parola, dal nome di un Autore noto. Oppure incrociare questi indizi e scegliere d’istinto, affidandosi a un rischio che può sorprenderlo. L’“Almanacco” non è un deposito di conoscenze. È insieme gioco e controgioco. Una sfida. Nella pluralità di stili e di generi mantiene un tono proprio, riconoscibile. Fa emergere legami sotterranei tra i testi che lascia al Lettore scoprire. Si rivolge direttamente a lui, chiamandolo a costruire il proprio “paesaggio mentale”. Non indica un ordine di lettura: orienta. Non si limita a registrare il tempo presente: lo racconta. Quest’anno il tema è l’acqua. Principio, fondamento, origine. Tutto nasce dallo stesso e vi ritorna. È l’elemento che si mescola e si separa, forza che trasporta e rilascia energia. È tempo che scorre, immaginazione che si trasforma. È materia della rêverie, del fantasticare. Invito a un viaggio senza fine. È metamorfosi. L’acqua è un fluido che trabocca, liquido che sfugge alla forma, materia che eccede e si disperde, simbolo di ciò che non si può trattenere. Sull’acqua sappiamo quasi tutto. Sappiamo che è scarsa, dove si disperde e come viene sprecata. Sappiamo che i suoli perdono drammaticamente la capacità di trattenerla; che le piogge non solo diminuiscono, ma si fanno irregolari, violente o intermittenti; che le falde si abbassano. Sappiamo che l’agricoltura intensiva assorbe circa il 70% dell’acqua disponibile e che l’urbanizzazione concentrata – città estese, ormai da decine di milioni d’abitanti – consuma, impermeabilizza, sottrae più di quanto i cicli naturali riescano a reintegrare. Sappiamo che l’accesso all’acqua potabile non è garantito a più di quattro miliardi di persone. Sappiamo che la tecnologia aiuta a gestire la scarsità, ma lascia intatto il modello di consumo dell’ acqua, ma non può modificarne la traiettoria. Non è un problema di conoscenze, ma di potere. Si continua a intervenire solo quando emergono problemi, con misure marginali, come se questi fossero sempre temporanei o facilmente reversibili. Curare la questione idrica con piccoli aggiustamenti equivale a trattare una patologia sistemica con una aspirina. La diagnosi è chiara: di fronte alle questioni sollevate, l’inerzia va spezzata. I giovani dell’ultima generazione non ci stanno: ignorarlo è impossibile. Da Hong Kong a Lima, da Rabat all’Europa, dall’Iran a tutto il Sud America. Non sfidano il potere frontalmente: lo eludono, lo aggirano. Essere come l’acqua. “Be Water, my friend”: una parola d’ordine, non una metafora.








