Descrizione
Le immagini nella cultura contemporanea sono ovunque. La prima, la più misteriosa, la incontriamo ogni giorno. Ed è la nostra, allo specchio. Vivere immersi nella cultura visuale vuol dire divenirne parte; curare la propria allure in un’insidiosa inversione del narcisismo classico: non siamo più ciecamente ossessionati da noi stessi, in un’ipertrofia dell’io, al contrario ci priviamo del nostro io per divenire ricettacoli del desiderio degli altri. Lo stagno di Narciso si tramuta nel lucido schermo di uno smartphone, non più superficie riflettente, ma specchio da interrogatorio al di là del quale speriamo di essere ammirati dagli occhi degli altri. In questo seguito ideale di “Filosofia della cura”, Boris Groys indaga l’ingiunzione contemporanea al «design di sé», portandone alla luce le profonde ripercussioni psichiche, fisiche, politiche e sociali, ricordandoci che la «svolta visuale» della cultura non è solo una predilizione formale, ma una sostanziale mutazione del nostro modo di osservare il mondo.





